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I FILTRI GENERICI

- Filtro UV (Ultra Violetto)
Si tratta di un semplice cristallo ottico trasparente che assorbe le radiazioni ultraviolette che, specialmente in montagna, o con cielo coperto, possono conferire alle immagini una fastidiosa dominante azzurrina e poca nitida. Essendo completamente trasparente può essere usato anche come lente di protezione per l’obiettivo, proprio per questo motivo molti fotografi tengono un filtro UV quasi permanentemente montato sulla fotocamera .

- Filtro Skylight
E’ molto simile al filtro UV, ma si distingue da questo per via della lieve colorazione rosata che da all’immagine. Questa caratteristica aiuta a scaldare i colori dell’immagine, determinando un’influenza piuttosto marcata sulle dominanti fredde. Anche questo filtro viene spesso montato in modo permanente sull’obiettivo di ripresa a fini di protezione.

- Cross-screen
E’ uno dei più semplici filtri creativi in commercio: il suo funzionamento è basato sulla presenza di una serie di molteplici solchi incrociati sulla superficie del filtro. Il risultato è quello di trasformare ogni sorgente o riflesso di luce puntiforme, in una stella con un numero variabile di raggi. E’ un effetto ottenibile sia nelle fotografie in studio che in esterni, ma particolarmente evidente nelle riprese notturne, in quanto i raggi delle stelle ben si stagliano sullo sfondo nero. Esistono dei filtri cross-screen che formano stelle a quattro, sei, oppure a otto punte: tutto dipende dalla quantità di “incroci” sulla trama superficiale delle incisioni.

- Filtro diffusore
Questo filtro presenta una superficie leggermente opacizzata, utile a diffondere moderatamente i raggi luminosi in modo da diminuire la nitidezza dei dettagli dell’immagine. Sono largamente utilizzati per ammorbidire l’immagine proprio perché annullano gli effetti di elevata nitidezza degli obbiettivi: per questo motivo sono usati specialmente per realizzare ritratti femminili o nudi, in quanto permettono di annullare i difetti della pelle e creare così immagini più morbide e delicate. Il filtro diffusore conferisce alla fotografie un’atmosfera molto romantica ed inoltre permette di ottenere immagini di grande effetto riprendendo soggetti in controluce. L’effetto del filtro diffusore si ottiene anche applicando una calza di nylon davanti all’obbiettivo spalmando un sottile strato di vaselina su un filtro ultravioletto, che va poi ben pulito dopo l’uso.

- Filtri flou
In commercio, esistono filtri diffusori chiamati filtri flou: la particolarità di questi filtri è che la zona centrale è trasparente, quindi permettono di distinguere i contorni del soggetto all’interno di un alone luminescente e diffuso. Possono essere di varie gradazioni, e la scelta del modello dipende dai gusti personali del fotografo. Il filtro flou è spesso usato per conferire alla fotografia un aspetto surreale: per questo l’applicazione più frequente si ha nel ritratto e nella fotografia paesaggistica.

- Filtro polarizzatore
Questo filtro serve per eliminare i riflessi provocati dalle superfici lucide, come quelli che si formano sul piano di un tavolo, sulle finestre esterne di un palazzo o sulle foglie di un albero. Ad esempio consente di ripristinare la visibilità attraverso la vetrina di un negozio, oppure ottenere acque cristalline, con il fondale (in acque basse) in buona evidenza, nelle foto scattate al mare.. Il polarizzatore serve, inoltre, per “rinforzare” il colore del cielo azzurro, sottolineando i contorni di eventuali nuvole, in quanto elimina i micro riflessi causati dalle miriadi di goccioline d’acqua che costituiscono l’umidità atmosferica. E’ da notare, comunque, che il filtro non ha effetto sui riflessi provenienti da superfici metalliche, come ad esempio gli specchi o le cromature (è impensabile, dunque, impiegare questo accessorio per “cancellare” la propria immagine riflessa in uno specchio…). L’effetto del polarizzatore varia a seconda della posizione del sole e della superficie riflettente rispetto al punto di ripresa e può essere facilmente controllato prima dello scatto grazie alla visione diretta offerta dal mirino della reflex. Affinché generi effetti visibili, a differenza di altri filtri, il polarizzatore deve essere opportunamente orientato. Per tale ragione i polarizzatori dispongono di una speciale doppia montatura che permette la rotazione del vetro ottico rispetto alla lente frontale dell’obiettivo. Come accennato in precedenza, dato che l’entità dell’effetto va controllata direttamente, le fotocamere reflex si rivelano lo strumento ideale per fotografare con questo accessorio.

- Moltiplicatore prismatico
Si tratta di un filtro piuttosto pesante e di notevole spessore che deve la sua costituzione ad una serie di sfaccettature prismatiche che producono una riproduzione multipla dello stesso soggetto. I “prismatici” sono disponibili in diverse versioni che si distinguono anche per alcuni effetti aggiuntivi, come per esempio la formazione di un alone iridescente lungo i contorni di ciascuna immagine. La quantità di forme ripetute varia in relazione al numero di piani incisi sulla superficie del filtro.

- Filtri digradanti
Sono caratterizzati da una metà colorata che sfuma in un’altra perfettamente neutra. A differenza dei normali filtri colorati, il digradante conferisce l’effetto di colore solo in una metà dell’immagine, ossia a quella in cui generalmente si trova il cielo. I digradanti si rivelano quindi utili soprattutto nelle riprese paesaggistiche, in quanto ti permettono di aggiungere colore a un cielo slavato o nuvoloso (digradanti colorati) oppure di riequilibrare, entro certi limiti, il contrasto tonale dell’immagine con il cielo coperto o velato. I filtri digradanti più usati sono quelli colorati, blu, ambra con effetto “tramonto”, e quelli grigi, capaci di trasforma un cielo da biancastro in nero “tempestoso”. L’effetto sull’immagine varia in relazione al diaframma impostato e alla focale impiegata: – in condizioni di minima profondità di campo, impiegando un grandangolo e/o un diaframma chiuso, il passaggio dalla zona colorata a quella neutra risulta molto netto, al contrario, con una focale lunga e/o un diaframma aperto, la sfumatura di confine fra zona colorata e zona neutra del filtro appare pressoché indistinta.

FILTRI PER IL BIANCO E NERO

Nel bianco e nero tutto viene riprodotto attraverso gradazioni di grigio. Il problema sta nel fatto che alcuni colori, in versione bianco e nero, risultano difficilmente distinguibili fra loro; cioè risultano omogenei e quindi si rischia di avere delle fotografie piatte (esempio un maglione a strisce verdi e rosse potrebbe apparire in foto quasi a tinta unita).

I filtri per il B/N scuriscono i colori a loro complementari, mentre rendono più chiaro (sempre in gradazioni di grigio) il proprio.

BLU schiarisce il cielo, mentre scurisce il rosso e arancio.

ROSSO nei panorami aumenta il contrasto, diminuisce la foschia, e scurisce il cielo.

VERDE schiarisce i prati e le foglie, fa risaltare l’abbronzatura ed ‘indurisce’ la pelle (usato nei ritratti maschili), dà una resa normale del cielo e dell’acqua.

GIALLO dà una resa naturale del cielo, acqua (giallo chiaro), sabbia e panorami, riduce il contrasto tra pelle e lentiggini, scurisce l’acqua (giallo scuro).

ARANCIO presenta caratteristiche a metà strada tra il rosso e il giallo.

FILTRI PER IL COLORE (non più necessari con il digitale)

I filtri di uso specifico per il colore servono, fondamentalmente, per:

modificare, correggere, adattare luce o pellicola alle specifiche situazioni di ripresa.
Filtri di conversione servono appunto a riequilibrare i colori dell’immagine quando si impiegano fonti di illuminazione diverse da quelle per cui è tarata la pellicola impiegata.

Il loro uso pratico è limitato a seguenti due casi:

- quando si usa una normale pellicola per illuminazione diurna, ossia tarata per fornire i colori ottimali impiegando la luce del sole o quella fornita da un flash (pellicole tarate a 5.500° Kelvin, definite (Daylight) ed il soggetto è illuminato invece con lampade a luce continua come le lampadine domestiche o gli illuminatori alogeni al quarzo,
- quando si usa una pellicola definita “per luce artificiale” ossia tarata per 3.200° Kelvin, definita (“Tungsten”) per fotografare un soggetto con la luce solare o con quella del flash. Il problema pratico da correggere è rappresentato dalla dominante giallo-rossastra nel primo caso, e da quella bluastra nel secondo.

Esistono filtri di conversione in varie gradazioni, ma i due gruppi principali sono costituiti da:

- filtri blu, che servono appunto per correggere la dominante rossa che appare nelle immagini riprese con pellicola a colori tarata per luce diurna quando la scena è illuminata da lampade ad incandescenza,

- filtri ambra, che si adoperano nel caso opposto, quando si usano pellicole tarate per luce artificiale in un ambiente illuminato dalla luce del sole oppure del flash, per eliminare la dominante blu che altrimenti affliggerebbe tutta l’immagine.

 

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