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Le promesse mirabolanti del Cloud Storage PDF Stampa E-mail
Venerdì 13 Febbraio 2015 14:23

Alen Peacock, in un recente intervento apparso su Forbes, ha attirato l’attenzione dei lettori su un tema che abbiamo più volte trattato anche qui Hosting Talk, ovvero quello del mercato cloud storage e della “corsa al costo zero”. L’analisi dell’editorialista dipinge un quadro tuttavia differente rispetto a quello che avevamo visto in passato, ecco esattamente di cosa si tratta.

Secondo Alen non esisterebbe in realtà alcuna “gara al costo zero”. Alcuni fattori determinanti, come ad esempio i costi crescenti dell’energia elettrica, impediranno infatti al “treno dei listini prezzo” di giungere alla fine della propria corsa. Erroneamente da quanto sostengono altri opinionisti, il mercato del cloud storage non è infatti legato alla più volte citata Legge di Moore bensì alle dinamiche riguardanti il sempre più elevato numero di data center ed all’energia elettrica consumata.

Gli unici a perdere qualcosa saranno probabilmente i consumatori, prosegue Peacock, i quali dovranno scegliere con accuratezza il provider in base alle proprie necessità. Mirabolanti promesse come “storage illimitato”, “velocità incredibile”, “servizio gratuito” e “sistema di sicurezza di altissimo livello” sono solo specchietti per le allodole, nessuna azienda è in grado di garantire contemporaneamente caratteristiche del genere al consumatore.

Cloud Storage ed energia elettrica

Come già detto alcuni paragrafi fa, l’energia elettrica è un elemento frenante che determina esattamente quel che il cloud storage può offrire ai consumatori. Cloud vuol dire infatti data center e data center vuol dire elevato dispendio di energia. I provider ne sono ovviamente consapevoli ed hanno cercato di porre rimedio al problema dalle strutture Amazon costruite in prossimità del Circolo Polare Artico a quelle di Google – che ha sperimentato anche lo sfruttamento dell’acqua di mare come sistema “green” di raffreddamento.

In ogni caso si tratta solo di espedienti temporanei che non risolvono la spinosa questione. Peacock ci tiene inoltre a ricordare che tutti i data center presenti sulla Terra, se considerati come un’unica nazione, sarebbero i quinti consumatori mondiali di energia – alle spalle di USA, China, Russia e Giappone.

Cloud Storage gratuito ed illimitato?

I precedenti citati da Alen fanno intuire come sia impossibile fornire spazio illimitato agli utenti: le aziende che hanno provato, o fatto credere ai clienti di non avere alcuna soglia invalicabile, sono fallite (Nirvanix, 2013) , hanno modificato i piani tariffari perchè poco redditizi (Mozy) o adottato altre limitazioni (ad esempio sulla banda a disposizione per l’upload dei file). Certo, prosegue  Alen, aziende come Google, Amazon e Microsoft difficilmente adotteranno misure del genere, la loro reputazione ne risentirebbe enormemente, ma si tratta in fin dei conti solo di una questione di tempo.

Quel che aspettano i top player è la conquista del mercato e l’eliminazione di tutti i pesci piccoli e medi. Una volta che saranno rimasti da soli al vertice, potranno tranquillamente recuperare i costi delle loro precedenti operazioni di mercato: i dati in loro possesso sono infatti l’ideale per convincere i clienti a pagare il dovuto. Quando i dati approdano nel cloud, per farla breve, i rapporti di forza tra fornitore e provider si invertono. E’ il primo a detenere i nostri preziosi “documenti”, con tutto quello che ne consegue.

Cloud Storage e sicurezza.

L’ultimo punto ha bisogno di poche spiegazioni, aggiunge Alen. Le vicende riguardanti la Sony  e di altri colossi del mondo informatico e non dimostrano come nessun dato, una volta approdato nella nuvola, sia totalmente al sicuro. Così come non è assolutamente certo che i dati siano consultabili esclusivamente dall’utente e non da impiegati poco diligenti, hacker e via dicendo – viene citato come esempio Dropbox, nel 2011 si scoprì che la startup era effettivamente a conoscenza del contenuto dei file caricati nell’omonimo servizio.

A peggiorare la situazione, conclude Peacock, è anche il ritorno ai sistemi centralizzati. A dispetto di quanto appreso negli ultimi decenni, ovvero misure di difesa efficaci si basano anche sull’utilizzo di sistemi d’organizzazione decentralizzati, sempre più aziende puntano ad un modello estremamente vulnerabile ai malfunzionamenti hardware ed ai malware.

Un quadro generale non molto edificante che, secondo Alen, è destinato a peggiorare. Le grandi aziende hanno promesso più di quel che possono realmente mantenere in merito a sicurezza, risparmio energetico e servizi: sarà il prevedibile aumento di utilizzatori servizi cloud storage a riportare loro e noi alla concreta realtà dei fatti.

 

 

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