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La transizione IANA fra preoccupazioni e futuro USA PDF Stampa E-mail
Lunedì 02 Marzo 2015 14:00

Nella transizione dello IANA verso un modello di governance multipartecipato ci sono intrighi e problematiche di non poco conto.

Il piano degli Stati Uniti di rimuovere se stesso dal suo ruolo unico di supervisione dell’infrastruttura del Web si concretizza nella creazione di una coalizione di nazioni, capaci di contrastare i paventati tentativi da parte della Russia e di altri paesi “autoritari” di aumentare il controllo del governo di Internet.

Questo è quanto sostiene Larry Strickling, assistente segretario presso la US National Telecommunications and Information Administration, che interrogato da un senatore su quale fosse il problema, ha risposto in modo succinto in merito alla questione IANA in una seduta a Washington DC, tenutasi settimana scorsa.La transizione IANA fra preoccupazioni e futuro USA

Nel corso della seduta alcuni senatori, per lo più repubblicani, hanno ribadito le loro preoccupazioni per gli Stati Uniti che, nel rinunciare al suo ruolo nelle funzioni IANA, potrebbero dare il via a un turn-over in ICANN con ingresso di potenza come Cina e Russia, danneggiando in tal modo la libertà di Internet.

La risposta di Strickling è stata una delle migliori spiegazioni della storia della transizione IANA ed e per questo che la riportiamo qui di seguito.

L’intervento di Strickling sulla transizione IANA

“C’è solo un problema, signore. Alla fine del 2012, quando i governi di tutto il mondo si sono riuniti a Dubai per l’ITU WCIT – Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni internazionali – erano presenti circa 80 paesi che hanno votato per sostenere l’ITU nel bisogno di essere maggiormente coinvolto nella governance di internet. Questi erano in gran parte rappresentati da paesi in via di sviluppo.

Parte dell’impeto convogliato in questo sostegno era dovuto alla costante preoccupazione che molti governi hanno sul fatto che gli Stati Uniti, con il suo ruolo speciale in ICANN, è in grado di controllare Internet in queste aree di sviluppo e di impedirne l’uso corretto in questi paesi o di interferire in altro modo con la capacità dei paesi di gestire i propri affari per quanto riguarda il corretto uso di Internet.

Dopo l’annuncio della transizione IANA, ai due grandi incontri internazionali in cui i governi si sono riuniti si è assistito a un grande cambiamento di posizione tra i paesi in via di sviluppo. Non abbiamo visto alcun cambiamento nella posizione dei paesi autoritari e se non cambiamo posizione noi, non potremo dare modo a questi regimi di cambiare la loro.

E la chiave per riuscire in questo intento sulla scena mondiale è quello di portare il resto del mondo nel controllo di Internet insieme a noi, così come mostrato in occasione della conferenza NETmundial tenutasi in Brasile lo scorso aprile, in cui gli unici paesi che hanno parlato contro il modello multi-stakeholder di governance di Internet sono stati Russia e Cuba.

Arriviamo poi alla Conferenza ITU in Busan dello scorso novembre e ancora una volta abbiamo visto la Russia fare le stesse proposte fatte almeno negli ultimi 10 anni, che vorrebbero le funzioni trasferire all’ITU e gestite dai governi mondiali.

Così abbiamo visto risultati immediati, o risultati significativi, solo per la nostra capacità di aver preso in mano la questione per i paesi in via di sviluppo, per arrivare a guardare ciò che è davvero meglio per loro, senza creare quella preminenza del ruolo degli Stati Uniti che è sempre stata fonte di irritazione per i paesi sobillati a nostro discapito dai regimi stranieri.

Il nocciolo della questione è che il ruolo che giochiamo rispetto alle funzioni IANA è un ruolo amministrativo. Come ho detto prima, non forniamo alcuna supervisione sulle decisioni che ICANN e la comunità multi-stakeholder compiono. Partecipiamo come un governo nel Governmental Advisory Committee e continueremo a farlo in futuro da sostenitori vigorosi per un Internet libera e aperta.

Il ruolo speciale che giochiamo rispetto alle funzioni di IANA è totalmente amministrativo, ma è stato sfruttato da altri governi – quelli autoritari – a nostro discapito. Siamo riusciti a venirne fuori annunciando questa transizione ed è con il completamento di essa che continueremo a vedere i benefici che si realizzeranno attraverso la continua adozione e il supporto per questo modello, anche da parte del mondo in via di sviluppo.”

Le sue opinioni sono stati riprese dal CEO ICANN Fadi Chehade che più di una volta nel corso dell’udienza ha sottolineato come il processo di transizione di IANA sia stato progettato per portare a bordo i “paesi intermedi” come il Brasile e non le nazioni già alleate o i paesi autoritari.

Per chi lo desiderasse, l’intera seduta è visibile qui.

 

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