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Italia e banda ultralarga, nuova battuta d’arresto PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Aprile 2015 13:00

E’ passato circa un mese dalla presentazione delle linee guida riguardanti la diffusione della banda ultralarga nel Paese che già si parla di prime battute d’arresto. Dopo le travagliate vicende dell’Agenzia per l’Italia Digitale, il cui destino resta ancora avvolto nel mistero, un’altra notizia poco rassicurante per tutti coloro che speravano in un avvio rapido del processo di ammodernamento della rete in rame.

Banda ultralarga, battuta d'arrestoAd attirare nuovamente l’attenzione dell’opinione pubblica sull’argomento è l’autorevole Sole 24 ore che, senza troppi giri di parole, avverte:

incrociando le informazioni che arrivano da Palazzo Chigi, ministero dell’Economia, ministero dello Sviluppo economico e Unione europea il primo responso è piuttosto chiaro: il Piano rischia già di impantanarsi (fonte: http://24o.it/ZuVr8o)“.

I motivi dell’ennesimo e probabile stop, prosegue l’editorialista, sono i seguenti: in primo luogo solo 2 dei 6.2 miliardi citati dal documento sono disponibili, i restanti necessitano infatti di essere sbloccati mediante un nuovo accordo tra governo e Regioni. Questo perchè sui 4 miliardi mancanti, realmente reperibili in cassa solo dal 2017, grava un vincolo geografico che obbliga la destinazione dell’80% delle risorse al centro-sud, escludendo tuttavia diverse aree chiave del centro-nord ed, in generale, ponendo seri dubbi sull’equa distribuzione dei finanziamenti e la concreta diffusione capillare della fibra nel Paese.

In secondo luogo alcuni decreti attuativi, indispensabili per la buona riuscita dell’operazione, sono tutt’ora arenati e fermi all’angolo: per quanto riguarda il credito di imposta per tutti gli operatori pronti ad investire nella fibra, la battuata di arresto è stata decretata dallo stesso ministero dell’Economia per mancanza di coperture; la semplificazione degli scavi per la posa dei cavi in fibra vaga invece senza meta tra le sale del ministero delle Infrastrutture, colpito di recente dal grave scandalo Incalza.

Alessio Beltrame (capo della segreteria del sottosegretario alle Comunicazioni) e Raffaele Tiscar (vicesegretario di Palazzo Chigi e coordinatore del gruppo di lavoro sul tema) hanno in qualche modo lasciato intendere che qualcosa continua a muoversi ma, a fronte delle richieste presentate dalla comunità Europea, in attesa di un documento più dettagliato che chiarisca diversi aspetti “criptici”del Piano, la situazione è tutt’altro che in discesa.

 

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