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HTTP 2.0 pronto dopo 16 anni, velocità e sicurezza per il Web PDF Stampa E-mail
Giovedì 19 Febbraio 2015 11:00

Pochi giorni dopo l’annuncio della rimozione del protocollo SPDY da Google Chrome, per far spazio al nuovo HTTP 2.0, arriva la conferma ufficiale che la seconda versione del protocollo HTTP è stata formalmente approvata.

La notizia giunge dal post di blog di Mark Notthingam, presidente dell’IETF (Internet Engineering Task Force) HTTPBIS Working Group, che conferma l’approvazione del protocollo HTTP 2.0 a cui devono seguire, secondo quanto indicato nel post, le ultime formalità che precedono la pubblicazione finale.HTTP 2.0 pronto dopo 16 anni, velocità e sicurezza per il Web

La versione attuale di HTTP (acronimo per HyperText Transfer Protocol) è la 1.1 e rappresenta uno standard Web in vigore a partire dal 1999. HTTP 2.0 è la prima grande revisione a partire dallo scorso 1999 e, dopo 16 anni, dovrebbe introdurre un caricamento più veloce delle pagine Web, per rendere più spedite le quotidiane attività svolte dagli utenti sulla Rete.

La seconda versione del protocollo HTTP si basa sul protocollo SPDY introdotto da Google nel 2009 e che, per quanto introdotto in alcuni browser come Chrome e Firefox, non ha mai raggiunto una diffusione tale da poterlo considerare un vero e proprio protocollo Web.

Le caratteristiche del protocollo HTTP 2.0

La caratteristica principale di SPDY e, di conseguenza, di HTTP 2.0 è la tecnologia del “multiplexing”, che consente la gestione di molte richieste di trasferimento di dati, condividendo una singola connessione di rete tra un browser Web e il server Web su Internet. Questa tecnica consente di supportare la complessità delle pagine Web moderne e l’esosità di alcune di esse in termini computazionali.

Inoltre, HTTP 2.0 apporta anche un altro grande cambiamento: la crittografia.

Google ha da tempo spinto per la crittografia sul Web per proteggere la privacy e ridurre le vulnerabilità per l’utente, e SPDY da sempre supporta la tecnologia di crittografia chiamata TLS (Transport Layer Security), nota anche come SSL Secure Sockets.

La necessità di un supporto crittografico a livello di protocollo è cresciuta ancora di più dopo che Snowden ha rivelato gli intrighi del National Security Agency che hanno dato il via allo scandalo Datagate. I creatori di SPDY insieme ad alcuni ingegneri dell’IETF hanno guardato ai vantaggi prestazionali di HTTP 2.0 come un buon pretesto per spingere sempre più verso l’implementazione della crittografia.

In realtà, c’è anche una ragione pratica alla base dell’integrazione della la crittografia in HTTP 2.0. La crittografia rende più facile l’adozione di una nuova versione di HTTP, in quanto stabilendo un collegamento diretto tra il Web server e la destinazione del browser Web, si evitano i problemi sulle apparecchiature di rete intermedie, che potrebbero non supportare ancora la nuova versione del protocollo HTTP.

Tuttavia, ad alcuni membri IETF – in particolare alle aziende costruttrici o manutentrici dei dispositivi di rete intermedi – non piaceva il requisito di crittografia.

Così, l’IETF ha deciso di non richiederlo come parte dello standard HTTP 2.0. Anche se, dal punto di vista pratico, la tecnologia crittografica sarà comunque necessaria, perché alcuni browser come Firefox e Chrome non supporteranno il protocollo HTTP 2.0 senza crittografia. Sarà probabile, dunque, che HTTP 2.0 funzionerà come la versione sicura del protocollo HTTP attuale, chiamato HTTPS.

 

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