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Google e i nuovi gTLD: quali piani per il futuro? PDF Stampa E-mail
Lunedì 09 Marzo 2015 13:00

Google e i nuovi gTLD: quali piani per il futuro?

A chi pensa che il mercato dei nuovi gTLD, noti anche come nTLD, sia di poco conto o comunque di interesse solo per gli scopi marketing di alcune grandi aziende, l’esempio di cosa stia accadendo in Google è illuminante per capire quale possa essere il futuro di queste nuove estensioni.

Dal momento in cui si apprende che Google spende una cifra come 25 milioni di dollari per accaparrarsi il gTLD .app, realizzando un record di spesa quattro volte superiore a quello precedente per l’acquisto di un nTLD, bisogna iniziare a domandarsi come mai un colosso come Mountain View decida di fare un investimento del genere.

Se a questo si aggiunge che l’estensione .app è una delle altre 100 gTLD acquisite da Google con un’ulteriore spesa da 20 milioni di dollari, allora il dubbio inizia a farsi ancora più legittimo.

Infatti, nonostante Google sostenga di aver perso 29 delle 35 aste per i nuovi gTLD a cui aveva partecipato, questa continua acquisizione di estensioni di secondo livello fra le nuove rilasciate dall’ICANN l’anno scorso, fa insospettire anche i più benpensanti.

Così, c’è chi ha subito malignato che Google, da sempre considerato un gate keeper per l’accesso a Internet, voglia migliorare il proprio motore di ricerca e filtrare ancora meglio i risultati proprio basandosi sui dati dei registri dei nuovi gTLD.

Non è un segreto che l’algoritmo di Google sappia esattamente quando un sito possa essere malevolo, a tal punto da riuscire anche a disattivare la pubblicità ADWords che conduce verso di esso e, in generale, verso tutti i siti considerati non affidabili. Questa azione di filtraggio verrebbe migliorata non di poco se l’azienda avesse a disposizione anche altre tipologie di informazioni sui nomi a dominio.

Google, solo voglia di espandersi nella registrazione domini

Di fronte a queste maldicenze, Google si difende dicendo che non vi è alcuna intenzione di compiere nessun tipo di filtraggio basato sulle informazioni dei domini e sostiene che le attività di acquisizione domini e quelle di ricerca sono completamente separate e indipendenti.

Se la posizione ufficiale di Google fosse veritiera, l’acquisizione e l’interesse di Google per i nuovi gTLD potrebbe tradire la volontà dell’azienda di espandersi nel business della registrazione domini, raggiungendo colossi del calibro di GoDaddy e Network Solutions.

Questa ipotesi sarebbe tanto più reale, se si andasse a ben vedere quante di queste estensioni siano davvero rivendibili al pubblico. Infatti, fra i gTLD acquisiti da Google vi sono alcune estensioni non registrabili e utilizzabili solo dai siti Google (come potrebbero essere .google  o .nexus), mentre altre potrebbero essere pensate per arricchire ulteriormente i canali YouTube o i marketplace di prodotti.

Ad esempio, l’estensione .lol potrebbe essere pensata come una nuova struttura online per l’aggregazione di contenuti comici e per offrire agli utenti di Internet che lavorano con questi materiali un canale di distribuzione alternativo sul Web.

Google non ha fornito dettagli sul perché dell’acquisizione dell’estensione .app, ma la forza del Play Store non può che far pensare all’opportunità di collegare ancora più intimamente il Web con le applicazioni mobile, anche se, ancora una volta, Google conferma che l’acquisizione del nuovo gTLD non cambierà di certo i piani prestabiliti per il Play Store esistente.

 

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