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Google dice addio a SPDY, in favore di HTTP 2.0 PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Febbraio 2015 11:00

Google ha deciso il pre-pensionamento del protocollo Web home-made SPDY, annunciandone anche la rimozione dalle future versioni del suo browser Chrome, in favore dell’ingresso del protocollo HTTP 2.0 proposto dall’Internet Engineering Task Force (IETF).Google dice addio a SPDY, in favore di HTTP 2.0

Era il 2009, quando Mountain View, da sempre ossessionata dalla velocità delle pagine Internet, aveva annunciato l’inizio dei lavori su un nuovo protocollo Web che non andasse a sostiture il buon caro HTTP, ma si sovrapponesse ad esso per migliorarne le funzionalità e, soprattutto, per velocizzarlo. L’obiettivo era di ottenere un incremento del 55 percento della velocità per i siti a più alto traffico Web.

Il progetto, sviluppato in seno alla piattaforma Chromium, avrebbe dovuto definire uno standard per un nuovo protocollo Internet, ma, per quanto SPDY (da leggersi, non a caso, Speedy) fosse open source non è mai riuscito a imporsi come soluzione standard e riconosciuta a livello industriale.

Così, dopo circa 16 anni di fatiche, Google decide di dire addio a SPDY, che in realtà, nel tempo, è diventata la base per alcune specifiche del protocollo HTTP 2.0, ancora in fase di progetto, ma destinato a essere pubblicato come RFC entro la fine di questo mese.

Le motivazioni del pensionamento di SPDY sono ben descritte da un post pubblicato dall’ingegnere di Google Chris Bentzel, dove si può leggere: “Chrome ha sostenuto SPDY dalla versione 6, ma dal momento che la maggior parte dei benefici sono presenti nel protocollo HTTP 2.0, è venuta l’ora di dire addio al protocollo. Infatti, alcune caratteristiche fondamentali di HTTP 2.0 come il multiplexing, la compressione dell’intestazione, delle priorità e la negoziazione del protocollo derivano proprio dal protocollo SPDY, da sempre open, ma mai divenuto standard.”.

SPDY, un buon punto di partenza per HTTP 2.0?

In realtà, non tutte le persone coinvolte nel lavoro di HTTP 2.0 convengono nel sostenere che SPDY è stato il punto di partenza giusto per il protocollo che è destinato a presentarsi come RFC. Nel 2014, infatti, lo sviluppatore FreeBSD Poul-Henning Kamp aveva chiesto all’IETF di “buttare fuori” SPDY, dicendo che il gruppo di lavoro HTTP 2.0 aveva “sprecato un sacco di tempo e fatica cercando di porre rimedio agli errori presenti nel protocollo di Google”. Nello specifico, Kamp lamentava: “Abbiamo scoperto che ci sono numerosi problemi complicati che SPDY non ha nemmeno il modo per avvicinarsi alla soluzione e che avremmo bisogno di fare alcune semplificazioni nel concetto HTTP se mai volessimo risolverli”.

Tra le denunce, Kamo indicava l’errato utilizzo delle crittografia in SPDY anche per le applicazioni che non ne richiedevano necessità, nonostante su altri fronti si facesse ben poco per migliorare la tutela della privacy dei navigatori.

Nonostante queste lamentele, il lavoro su HTTP 2.0 è proseguito, forse anche un guardando alla prossima versione HTTP 3.0 come l’occasione per affrontare alcune delle carenze del protocollo attuale.

Oltre a rimuovere il supporto a SPDY, Google dice addio anche a un’estensione del protocollo Transport Layer Security (TLS) chiamato Next Protocol Negotiation (NPN), in favore del più recente Application-Layer Protocol Negotiation (ALPN).

“Gli sviluppatori sono fortemente incoraggiati a passare a HTTP 2.0 e ALPN,” ha affermato l’ingegnere di Google Bentzel “e siamo felici di aver contribuito al processo che ha portato alla nascita del protocollo HTTP 2.0. Spero di vedere un’ampia adozione, data l’ampia partecipazione del settore in materia di standardizzazione e implementazione.”

Chi si preoccupa per la dipartita del protocollo SPDY, tuttavia, deve pensare che la specifica verrà rimossa da Chrome all’inizio del 2016. Nel frattempo ed entro le prossime settimane, Google rilascerà una versione stabile del browser che supporta HTTP 2.0.

 

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