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Gli IPv4 non ci abbandoneranno. Almeno non per ora PDF Stampa E-mail
Lunedì 16 Marzo 2015 14:00

Gli IPv4 non ci abbandoneranno. Almeno non per ora

Nel corso dei due appuntamenti precedenti dedicati alla transizione IPv4  – IPv6 si è visto come molto del passaggio dipenda dagli ISP e quali interessi economici vi siano dietro a questo transito epocale per l’infrastruttura Web. Al di là di queste considerazioni, bisogna anche fare una riflessione sulla reale mancanza attuale di IPv4. Alcune considerazioni sono raccolte nel prosieguo, in quello che è il terzo e l’ultimo appuntamento dedicato all’argomento IPv4 – IPv6.

Su diverse pagine Web e, a volte, sulle stesse pagine di HostingTalk.it, si sono potuti leggere alcuni proclami allarmanti derivanti dall’industria Internet e da grandi big del settore IT, che lamentano l’ormai vicina morte del protocollo IPv4 per mancanza di indirizzi.

Se è vero che molti dei registri internazionali hanno dato forfait nell’assegnazione degli ultimi blocchi IP disponibili in tecnologia IPv4, è anche vero che non bisogna fare allarmismi inutili, in quanto gli indirizzi IP assegnabili saranno pur terminati, ma quelli in circolazione e riutilizzabili sono ancora davvero tanti.

La reale situazione degli indirizzi IPv4

Come già detto nel corso del precedente appuntamento, gli ISP sono in qualche modo incentivati a utilizzare male gli indirizzi IPv4 a propria disposizione.

Fino a ora, infatti, i provider che mostravano di mantenere un ampio spazio IP riuscivano a ottenere una condizione economica migliore nell’approvvigionamento di nuovi indirizzi e questo ha portato ad avere provider che hanno una scorta di indirizzi IP pari a circa cinque o sei volte quelli realmente necessari alla gestione della propria rete.

C’è quindi un diffuso sottoutilizzo degli indirizzi IP in circolazione e questo dimostra che la fine dell’assegnazione dei blocchi d parte dei registri internazionali, non può coincidere con il termine dell’esistenza dell’IPv4 stesso.

Questa scorta, infatti, farà in modo che gli indirizzi IPv4 restino in voga ancora per qualche anno dopo la fine dell’assegnazione, senza contare che alla scorta si aggiungono anche gli indirizzi liberi che derivano dalla variazione nell’utilizzo dei servizi.

Ecco un esempio: se attualmente c’è un cliente che dimostra l’uso di 64 indirizzi IP, non è detto che in futuro questo stesso cliente cancelli i propri servizi, lasciando liberi i 64 indirizzi IP a lui assegnati. Allo stesso tempo, se si considera per le aziende PMI un’assegnazione media di 4 indirizzi IP, si capisce come questi 64 indirizzi IP lasciati liberi possano essere tranquillamente riutilizzati per gestire altri 16 clienti di questo calibro.

Gli indirizzi IPv4, quindi, non sono come l’acqua che una volta che scorre via, non è recuperabile, ma sono una risorsa riutilizzabile.

Di fronte a queste considerazioni, c’è da chiedersi che senso abbia tutto questo per i provider hosting.

Prima di tutto, i provider hosting devono capire che il vero e proprio shutdown delle reti IPv4 richiede almeno una decina di anni prima che avvenga in modo completo.

In secondo luogo, è necessario comprendere che ci saranno molti anni in cui le risorse non assegnate potranno essere ancora acquistate.

Infine, bisogna prepararsi al meglio alla situazione, prima che tutto questo si verifichi, domandandosi se in futuro si voglia affittare gli indirizzi IP dai propri concorrenti o si preferisce essere leader di quello che sarà un settore promettente, affittando gli indirizzi IP ai propri concorrenti sul mercato.

 

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