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Gli indirizzi IP, i beni immobili di Internet PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Marzo 2015 11:00

Gli indirizzi IP, i beni immobili di Internet

Nel corso del precedente appuntamento si è esplorato il problema del passaggio dallo spazio IPv4 a quello IPv6 e si è giunti a una domanda di non poco conto, che spiega in parte il ritardo nella transizione da una all’altra tecnologia Internet. Cosa stanno facendo fattivamente gli ISP per supportare gli indirizzi IP in tecnologia IPv6?

Dare una risposta a questa domanda non è così semplice come sembra, in quanto concludere con un bel “proprio nulla” sarebbe davvero riduttivo e poco esplicativo della situazione attuale in cui versa l’Internet moderna.

In realtà, dietro al passaggio IPv4 – IPv6, oltre ai problemi noti e risolvibili in un quinquennio (sostituzioni hardware, training, riprogettazione software, ecc.), ci sono molti più interessi di quanto ci si possa immaginare e molti di questi sono proprio in mano agli ISP che vedono negli indirizzi IP un bene inestimabile, quasi come se fossero degli immobili di Internet.

Per capire meglio cosa si stia cercando di dire, si prendano in considerazioni le seguenti cifre.

Gli indirizzi IP in cifre

Guardando sei dei maggiori ISP residenziali USA (Comcast, ATT, Verizon, Cox, Time Warner Cable, e Century Link) e valutando i rispettivi AS, si può vedere che essi da soli detengono almeno 238 milioni di indirizzi IP a fronte di circa 115 milioni di famiglie presenti sul territorio statunitense.

Solo Comcast, giusto per citarne uno, ha a disposizione 71 milioni di indirizzi IP a fronte di circa 50-60 milioni di iscritti ai suoi servizi video, internet e voce.

Appare chiaro, quindi, che Comcast sta usando più di un indirizzo ad iscritto e se si pensa che molte famiglie sono composti da membri che hanno ciascuno una propria sottoscrizione a un servizio, ci si rende subito conto come per Comcast, così come per altri ISP internazionali, ogni famiglia ha molto più di un singolo indirizzo IP a disposizione.

Verrebbe da domandarsi il perché di questo spreco e la risposta è da ricercare nella politica degli enti assegnatori come ARIN che decidono di rilasciare molti più indirizzi IP ai provider che dimostrano di usarne tanti.

In questo modo, l’ISP è incentivato a non conservare lo spazio IP e ad accumulare più indirizzi disponibili fino a quando ciò è possibile.

Quanti indirizzi IP servono realmente

Questa speculazione si scontra con la reale necessità di indirizzi IP che gli ISP hanno bisogno per gestire le proprie reti. Questo calcolo non si può fare a priori, ma è certo che se si applicassero correttamente le tecniche NAT (che già funzionano egregiamente su molti clienti privati e aziendali) e calcolando un rapporto NAT di 1 a 4, l’intera utenza residenziale di tutti gli Stati Uniti sarebbe gestita con solo 30 milioni di indirizzi IP, pari a circa 1/8 di tutti gli indirizzi IP disponibili per i sei grandi ISP americani.

Tornando all’esempio Comcast, il provider potrebbe gestire l’utenza Internet (circa 20 milioni di abbonati) con soli 5 milioni di indirizzi IP e un eccesso di oltre 65 milioni di indirizzi IP nelle proprie tasche.

Certo, se si considerano le configurazioni particolari per esigenze business e via discorrendo, questa eccedenza diminuisce, ma rimane comunque sostanziosa ed è un vero e proprio patrimonio nelle tasche degli ISP.

Perché?

Il valore degli indirizzi IP e il perché del procrastinare il passaggio IPv4 – IPv6

Se si considera che un host di grandi dimensioni come Comcast ottiene da ARIN un indirizzo IP per una vera e propria miseria e lo rivende agli utenti finali a circa 1 dollaro al mese, si capisce bene come solo con gli indirizzi IP, Comcast abbia un capitale in canoni di locazione annuale di circa 700 milioni di dollari, che è pari a 7 volte il profitto del 2013 dell’azienda.

Ed ecco il nocciolo della questione sulla transizione IPv4 – IPv6.

Procrastinando il passaggio, quando ARIN e gli altri enti smetteranno di fornire indirizzi IP a basso costo per penuria, il valore degli indirizzi IP inizierà a salire vertiginosamente.

Se si calcola un aumento fino a 10 dollari al mese come valore per l’assegnazione dell’indirizzo IP, i circa 65 milioni di indirizzi IP di Comcast varrebbero quasi 7 miliardi di dollari all’anno, soprattutto lavorando con aziende come Amazon, Microsoft e Digital Ocean, che hanno sempre bisogno di indirizzi IP per far crescere i propri servizi cloud.

Gli ISP, quindi, non hanno che da guadagnare nel trascinare alle lunghe il passaggio verso gli indirizzi IPv6 e se uno dei grandi ISP americani si rifiuta di sostenere pienamente lo spazio IPv6, quello IPv4 si protrarrà per lungo tempo.

Resta comunque ancora una questione da capire e cioè quanto siano davvero esauriti gli indirizzi IPv4, ma di questo se ne parlerà nel prossimo appuntamento.

 

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