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DNS 2.0, l’evoluzione per le applicazioni distribuite moderne PDF Stampa E-mail
Giovedì 26 Febbraio 2015 11:00

Dopo la formulazione definitiva del protocollo HTTP 2.0, a quasi sedici anni di distanza dal rilascio della versione attuale, un altro componente fondamentale di Internet si sta evolvendo verso una seconda versione più adatta alla gestione dei servizi moderni del Web. Il DNS 2.0 è una realtà che dovrebbe consentire una minore latenza nell’accesso alle applicazioni distribuite.

In pratica, l’attuale protocollo DNS risale agli albori di Internet, ma nel corso degli ultimi 25 anni le applicazioni e i siti Web sono cambiati in modo imprevedibile, soprattutto dopo l’avvento del cloud computing, dell’offerta IaaS e di automazione delle infrastrutture, che hanno drasticamente ridotto i costi e la complessità di implementazione delle applicazioni in diverse regioni del mondo.

Internet si è evoluta verso un modello di applicazioni distribuite che consentono di ridurre i tempi di inattività, migliorando le prestazioni. Così, gli amministratori IT possono configurare server in diverse parti del mondo in pochi minuti, sfruttando anche una moltitudine di framework software, database e strumenti di automazione per la gestione degli ambienti decentralizzati.

Se da un lato, le applicazioni distribuite in Internet hanno vissuto significativi progressi, dall’altro c’è stata una vera e propria stagnazione nell’evoluzione degli strumenti di routing come i DNS, che non garantiscono la gestione efficace del traffico di un’applicazione distribuita.

I DNS e i problemi legati alla latenza

Nel 1990, i DNS erano già uno dei protocolli fondamentali di Internet e il loro ruolo era semplice ma allo stesso tempo critico: riuscire a tradurre i nomi letterari e mnemonici dei domini nei corrispondenti indirizzi IP del server o in altre informazioni di servizio di basso livello. Tutto questo era sufficiente quando Internet era ancora nella sua infanzia. I siti web erano stati ospitati su un singolo server, in un unico luogo, e per lo più costituiti da contenuti statici.

Inoltre, a causa delle velocità di connessione ISP relativamente lente, i vincoli di performance ruotavano intorno alle limitazioni di banda e alle specifiche tecniche del server. C’era poco bisogno di una gestione complessa o dinamica del traffico di routing per siti Web o per le applicazioni Web dell’epoca.

L’avvento delle connessioni Internet ad alta velocità e l’emergere di una più dinamica realtà Web 2.0, insieme a un aumento della larghezza di banda e delle prestazioni dei server, si è andanti incontro a una nuova barriera: la latenza.

Un’alta latenza, infatti, può causare una cattiva user experience con le applicazioni Web che vengono eseguite e caricata male, anche se l’utente dispone di una connessione a Internet ad alta velocità. In pratica, se un utente di Hong Kong sta accedendo a un’applicazione residente in un data center di New York, può subire una cattiva esperienza d’uso, anche se l’utente dispone di una connettività ad altissima velocità.

Le soluzioni attuali ai problemi di latenza e il concetto di DNS 2.0

I principali operatori delle infrastrutture Internet hanno a lungo cercato una soluzione, spostando le applicazioni più vicino agli utenti da servire. Ad esempio, le infrastrutture CDN e DNS sono state migliorate per recuperare millisecondi preziosi, replicando nodi di contenuti o nameserver in diverse località e sfruttando tecnologie costose e complesse come quelle di anycasting IP, per indirizzare le richieste ai vicini endpoint di servizio. Queste tecniche hanno comunque delle limitazioni (ad esempio, i CDN non sono mai stati bravi a fornire contenuti dinamici) e sono incredibilmente costose e complesse da gestire e mantenere.

D’altra parte, il protocollo DNS è sempre sembrato un ottimo strumento per la gestione del traffico, anche se la tecnologia in questo senso non si è mai evoluta.

Da qui, l’avvento di un protocollo RFC-compliant DNS 2.0, pensato per contribuire al miglioramento della gestione del traffico in base ai paradigmi di distribuzione delle applicazioni di oggi. La nuova generazione di DNS consentirà agli sviluppatori di prendere pieno controllo su come gli utenti sono serviti da un’applicazione distribuita.

DNS 2.0, l’evoluzione per le applicazioni distribuite moderne

Il DNS 2.0, infatti, offrirà la capacità di comporre complessi algoritmi di routing del traffico partendo da semplici blocchi, combinando una varietà di tecniche che vanno ben al di là dal semplice routing geografico e regolando automaticamente il traffico in base a metriche in tempo reale, come la latenza di rete, il carico del server, i tempi di risposta delle applicazioni e via discorrendo.

I servizi DNS 2.0 saranno quindi più intelligenti per consentire un application delivery dinamico davvero funzionale, rapido e a bassa latenza.

 

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