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Banda Larga, piano da 6 miliardi per Internet ultraveloce in Italia PDF Stampa E-mail
Venerdì 06 Marzo 2015 10:00

Banda Larga, piano da 6 miliardi per Internet ultraveloce in Italia

C’è chi guarda all’iniziativa con speranza e chi invece con completa disillusione. Al di là delle reazioni, in Italia sta muovendo i primi passi il piano da 6 miliardi di euro di risorse pubbliche che dovrebbe aiutare il BelPaese a raggiungere gli obiettivi di connettività stabiliti dall’UE come da Agenda Digitale.

L’obiettivo di portare la banda larga o ultralarga in tutte le case segue la necessità di iniziare a fornire i servizi online della Pubblica Amministrazione ai cittadini e, soprattutto, serve per democratizzare l’accesso a uno strumento che può fare da volano per l’intera economica.

Non è un caso che sempre la banda larga sia stata protagonista dell’intervento tenuto in Camera dei Deputati da Netcomm sull’andamento dell’e-commerce in Italia. Infatti, il commercio elettronico nostrano sembra al palo nonostante la crescita, semplicemente perché molte attività convertibili all’online non hanno adeguate infrastrutture di accesso alla Rete.

Per evitare che questa situazione si esacerbi oltre misura, il Governo ha deciso di procedere come da indicazioni UE e, pur non fornendo una data imperativa di dismissione della rete in rame (data molto temuta da Telecom Italia per gli evidenti interessi che nutre nei confronti di questa modalità di accesso ai servizi Web e telefonici), il Governo rinnova gli obiettivi di raggiungere l’85 percento delle famiglie italiane collegabili a 100 Mbit (con il 50 percento effettivamente già collegate a questa tipologia di rete) e con il 100 percento di famiglie a cui sono garantiti i 30 Mbit al secondo.

Non c’è accenno agli standard da usare, in quanto l’importante sembra che sia solo l’opportunità di raggiungere le velocità indicate nel minor tempo possibile. Questo tempo deve essere talmente breve da convinto il Governo a lanciare un’asta sul tempo, basata sul principio per cui le risorse pubbliche saranno distribuite maggiormente a chi garantisce interventi di copertura più rapidi, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, sia essa FTTC, FTTB o FFTH.

Banda larga, provenienza fondi e questioni spinose

Di questi sei miliardi, quattro miliardi provengono dai fondi comunitari e saranno gestiti a livello nazionale, mentre due miliardi saranno di competenza regionale. A queste somme si uniranno gli oltre due miliardi di investimenti privati e, eventualmente, quelle che il BelPaese può ottenere con il Piano Juncker, raggiungendo una cifra pari quasi al doppio di quella di partenza.

Da questi soldi, potranno essere recuperati anche eventuali bonus di 100-150 euro per gli utenti che attivano i servizi a banda larga su fibra ottica, ma questi voucher saranno attivati solo se durante l’avanzamento dei lavori l’obiettivo dei 100 megabit indicato dall’UE dovesse risultare di difficile realizzazione.

Questo piano, per quanto pieno di buoni propositi, in realtà tradisce alcune problematiche di non poco conto.

Il primo riguarda la volontà dell’UE e del governo di fornire il servizio universale digitale sulla fibra ottica, ossia l’accesso paritario per tutti alle risorse ultrabroadband, un po’ come accade ora al servizio telefonico di base. Questa imposizione potrebbe portare gli operatori a esborsi elevati di cui bisognerebbe conoscere a priori le modalità di rientro. Su questo punto, la stessa UE ha avviato uno studio per capire la fattibilità del servizio universale ai tempi della banda larga.

L’altra problematica potrebbe essere l’obbligo di far convergere il prezzo della banda larga sui collegamenti in fibra ottica realizzati con sovvenzioni statali al costo dei collegamenti in rame.

Queste questioni hanno già iniziato a sollevare polemiche e vespai da parte di alcuni operatori come Telecom Italia e Fastweb e potrebbero quindi causare non pochi problemi.

Certo è che di fronte a tutto questo, viene spontaneo domandarsi come mai ancora esista in Italia il progetto anti-digital divided, come mai molti utenti della penisola siano ancora costretti a navigare con velocità inferiori a 640 Kbit e come mai le linee a velocità superiori non abbiano quella stabilità tale da permettere un accesso decente alla grande Rete.

Forse, sarebbe il caso di pensare bene prima alla banda larga e poi agli investimenti da destinare a quella ultralarga.

 

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